mercoledì 16 aprile 2025

NUOVE PROPOSTE

 Riapriamo il blog ai testi di nuovi poeti e poete.

Queste poesie di Sebastiano Diciassette cercano appigli da tutte le parti e questo crea un po’ di spaesamento che però viene poi superato con il tono smagato e a tratti divertito. Più si legge, più il testo comunica un senso del possibile, nonostante la quarantena in cui viviamo e le sparatorie ancora lontane. Un occhiello cui agganciarsi, magari ‘tacendo e aspettando’.

Ebbene, si entra con ciò in una dimensione epica di conflitto tra storia e poesia? Tra passato e presente? Ci sembra di sì anche se un racconto più disteso intorno al quale far convergere le  angosce con il mondo intorno a noi potrebbe dare maggiore respiro. Anche per questa ragione abbiamo scelto quei testi tra quelli inviatici che vanno secondo noi nella direzione di un dettato epico nuovo. Le liriche sono tratte dalla raccolta "Acquasantiera", edita da Transeuropa, 2024. 



LA VIA DEL BUIO NASCOSTO   


E la spazzatura

è per strada.

E la gente alle finestre

non osserva.

E ogni cosa è uguale 

di colore.

E allora le forme

si assomigliano.

E ancora si va avanti

in una strada di angoscia.

E i vetri sono rotti

come in case fantasma.

E anche i fantasmi 

qui non ci sono più.

E le scritte sui muri

e la paura 

e i portoni 

sono stati abbandonati.

E le madri camminano

spingendo culle vuote.

E le lacrime

sono già state versate.

E le pubblicità

odorano di guerra.

Ed è l’assoluto costruito

in distruzione.

E anch’io tornerò laggiù.


Credo che questo sia impossibile.

Il passato nel presente, 

come se tutto stesse per crollare

da un momento in un altro.


Televisori e frigoriferi

sono stati gettati da varie altezze

e tutto è marcio 

nell’attesa di essere felici.



NEURO  


Non esistono pensieri

quando il pavimento 

è troppo bianco. 


Mi stringo nelle spalle

e 

dimenticando 

di osservare 

le pareti 

del corridoio dell’ansia

scrivo un’ultima frase

nell’aria amniotica.


Sono 

colui che muove 

l’interruttore difettoso 

senza accorgersene.


REPRISE  

(AL GALA)


Dopo il nostro incontro

alla soirée

piastrellerei con le mie ossa

il tuo cammino,

ma riflettendo

mi correggo:

tappezzerei con le tue

il mio giardino.


POESIE IN QUARANTENA (pop version)    rap 


Seclusione generale

trascorsa a generare

nel mio bastione misantropico

fortezza sotto assedio

degenerata arte infetta

con abatterici quaderni

e libri scollegati.

Un mattino dopo mesi

di claustrofobico languore 

in trasferta esploratore

gusta il fiore 

della musica d’odore;

ma poi,

che sia generica alchimia,

virale gerarchia

o vitale dislessia,

tra quattordici mura

ritrovo la mia via

infiltrando nel rientro

trentatré germi perversi:

dei patogeni agenti 

secreti producenti 

segreta solipsìa

fra i miei morbosi versi.

Del resto pandemia

fa rima con poesia.


REALTÀ DI FUGA (avventura)   


Dama bianca a lungo in a7

brama cavaliere bianco

chiamato in aiuto

per desiato servaggio.

Io, moribondo sull’e8,

ho un destriero nero

e così è la mia armatura

                             scura.

Si vuole scappare

da questa scacchiera. 


INFELICI FELINI IN FILA


Gatti che chiedono misericordia:

il primo a sinistra

ventriloquo mi osserva 

sotto stelline rosa

in preghiera fluorescente;

il terzo sulla destra

da filo spinato

circondato

balla solo e lento

con banale lamento

un valzer sonnolento.

Entrambi verranno inchiodati

da vibrisse micidiali

usate come spilli

per far da souvenir.


PER RENDERTI FELICE    + rap


Da grande farò il bottone

per congiungermi all’occhiello

m’infilerò nelle tue stoffe

foderate e sfoderate

più e più volte

infilzato con un ago

da parte a parte

rimedierò ogni fessura 

sbadato o riservato

mi lascerò cadere

soltanto al tuo volere.


Così infin scucito

nel disordine d’ordito

non in trama sul vestito

sarò ricordo ormai sbiadito

come gancetto mai esistito.


SCHWEIGEND UND WARTEND


Intorno a me

non c’è più niente

forse nulla 

c’è mai stato

come un nastro registrato 

dal passato 

dal presente

cancellato.

Premuto il tasto 

muto

il frastuono delle urla

delle anime dannate

riavvia 

il suo contenuto

il silenzio del futuro

capovolta estrema burla

negativa

consumata

tacendo 

e 

aspettando.



*

Sebastiano Diciassette è nato a Bari dove si è laureato in Lingue e Letterature Straniere. 

Suoi racconti sono stati pubblicati in varie antologie e diverse riviste, come: “Sturzfluege”, “Ellin Selae”, “Future Shock”, “In-Edito”, “20 grammi”, “Navuss”, “Addictions”, “Futuro Europa”, “PRIVATE”, “Malpelo”, “Short Stories”, “Articoli Liberi” ed “Effe-Feltrinelli”. 

Dai testi “Luoghi segreti”, “Per grazia ricevuta” e “Occhio nel cielo – XI” sono stati tratti tre spettacoli teatrali rappresentati in Italia e all’estero.

Nel gennaio 2023 Prima Cartella Clinica Cilindrica Computerizzata  è il testo selezionato per la mostra multimediale “Apocalisse e Rinascita / Apocalypse and Rebirth” presso la galleria AURYN a Milano. 

Il racconto Riflessi condizionati, giunto terzo al concorso di Midgard Editrice, è attualmente pubblicato nell’antologia “Hyperborea 7”.

Pubblicazione della raccolta di racconti Il giorno in cui l’umanità perse il naso (Gli Elefanti Edizioni, 2023).

Varie sue liriche sono state pubblicate in antologie e diverse riviste, come: “Ellin Selae”, “Future Shock”, “Il Messaggio”, “Latte+”, “Uoz’Ap?”, “L’ortica”, “Il Lucano Magazine”, “PRIVATE”, “Malpelo” e “Articoli Liberi”.

Vincitore del concorso di poesia “Premio Lucania 1997”.

Una sua silloge poetica, Il cielo era sereno come da sempre, è stata pubblicata come secondo premio al concorso Penna d’Autore (1998).

Una sua raccolta di poesie L’erba prima di calpestarla è pubblicata dalla casa editrice Milena Libri (2021).

Secondo classificato al Premio della Critica nella prima edizione del Torneo dei Poeti tenutosi a Pulsano (TA), settembre 2021 e conseguente pubblicazione della silloge La verità del vetro (G.C.L. Edizioni, 2022).    

Nell’ambito del XXIII Berlin Poetry Festival 2022, una sua poesia in inglese (No Poetry, No Cry) è stata utilizzata per la realizzazione di un poema collettivo.

Dal 2023 organizzatore e curatore di reading di poesia multilingue preso la galleria d’arte KA32 a Berlino. 

Pubblicazione della raccolta poetica Acquasantiera per Transeuropa (novembre 2024). 


Paradiso


Il poema di Dana Ghetilieri pubblicato dai Quaderni del Bardo con una prefazione di Daniela Danna è un testo sorprendente nel panorama contemporaneo. Il titolo contiene un chiaro riferimento dantesco, ma in realtà il mondo che l'autrice attraversa nel suo viaggio, è fatto di luoghi e ambienti che si richiamano piuttosto al paesaggio infernale. Lo sguardo che cerca di mettere a fuoco questi ambienti, si muove in presa diretta: l'immagine di ciò che sono si chiarifica verso dopo verso, in un cammino a volte lento, a volte concitato. Faccio subito un rapido esempio tratto dall'incipit del canto secondo:


Un piede avanti all'altro: senza fine

mi appare questa piana desolata.

Non vedo per chilometri confine

alla distesa sol di pietre ornata ...


Il timbro dell'intero poema è questo. Gli habitat che la nostra protagonista visita li conosciamo tutti anche noi. Vengo allora a una seconda considerazione sul libro che è poi un ossimoro: Paradiso è un poema spietato e solare al tempo stesso. La spietatezza sta nel fatto che non vi sono sconti per nessuno in questo libro. Se dopo aver letto versi come questi, del canto quinto per esempio:


… Cianciano di Antropocene fatale

quand'è la smisurata avidità

di chi detien denaro e capitale

a dare alla terra calamità ...


si pensa che l'invettiva sia rivolta ai soggetti qui messi in evidenza e che corrispondono in quel caso alla sensibilità di chi legge, troverà nei versi successivi altri soggetti e altre spietatezze che metteranno il medesimo lettore di prima in difficoltà. La solarità invece, oltre che nel finale di cui dirò qualcosa ma non molto nelle conclusioni, sta nel grottesco delle descrizioni che a volte fa capolino qui e là e che mostra tutta l'artificialità di questi ambienti fino a raggiungere tratti di comicità. Ghetilieri fa propria, in un certo senso, la narrazione dei guru della Silicon valley per corroderla dall'interno. Senza attenuare la distruttività apocalittica degli ambienti attraversati, il grottesco è anche un invito a non prenderli poi del tutto sul serio, come si comprenderà nel finale.

C'è una via d'uscita dai gironi infernali? La risposta è la città delle donne e una fuga dal capitalismo che mi ricorda anche il titolo di un libro assai bello di Clara Mattei. Detto così sembrerebbe allora che il femminismo accoglierà con entusiasmo questo libro, ma sarebbe un abbaglio perché la critica è altrettanto spietata verso quella porzione di esso che vede nella possibilità del transumano, grazie alle tecnologie, una strada di emancipazione dalla maternità, dal dolore del parto e altro. In due canti successivi, il settimo e l'ottavio, l'invettiva diventa anche un dialogo drammatico fra Dana e Shulamith Firestone, che rappresenta questo mondo. Sono due canti potenti proprio per l'ambivalenza dei sentimenti. Dana riconosce la grandezza di Shulamith, si sforza di comprenderla, ma alla fine si congeda da lei e da quel femminismo:


… Ma la visione manca di realismo

su un perenne progresso l'ha basata:

costruire macchine è automatismo

con risorse che sono infinite,

nessun limite ha il volontrismo

e l'intelletto vince le partite.

Perché allora escon mostriciattoli

dalle macchine che sono concepite

per cambiare gli uteri in barattoli

come fosse una persona un prodotto

che esce dalla fabbrica dei giocattoli?

Nascere è relazione: è il mio motto,

negli ultimi mesi quanti gli eventi!

Ascolta e gusta il piccolo fagotto

nella gravidanza – stiamogli attenti!

Si viene al mondo legati alla madre,

non come atomi indipendenti.

Shulamith sta dalla parte del padre -

in modo inconsapevole, sicuro;

col suo erano scontri di teste quadre

ma un po' di lui ha oltrepassato il muro


Qual è allora la città delle donne cui allude il poema? Oltre che le descrizioni di Chistine de Pizan nella città ideale che è poi il Paradiso confluiscono tutte le figure femminili che nella storia hanno interpretato i passaggi più epocali e radicali da un punto di vista rivoluzionario: valga per tutte Louise Michel.

La tradizione cui si rifà Ghetilieri è quella dei cantori sia popolari sia colti, ma nella sua operazione stilistica non c'è alcun classicismo. Il richiamo a Dante si rifà ai tratti più espressionisti del suo dettato poetico, ma Ghetilieri evita la terzina, che ha un passo troppo lento, mentre gli endecasillabi o le ottave sono più sfrangiati e irregolari, devono seguire un passo che a volte diventa concitato. Le rime, a volte reiterate e scagliate come fossero sassi sul lettore, servono più a scuotere che a generare armonie. Il richiamo a una tradizione che si rifà anche all'oralità è però sempre ancorata alla nostra drammatica crisi di civiltà.





venerdì 11 ottobre 2024

Il nostro libro 'di epicanuova, laboratorio di poesia critica' ed.youcanprint, 2024

 

Siamo di nuovo qui. Il libro è finalmente una realtà e l'abbiamo già presentato in due occasioni (nello studio Alessandra Paganardi, nell'appuntamento on line organizzato da Gabriella Galzio).

Una breve nota della prima presentazione compare nel mio blog www.righeeversi.blogspot.it

Su youtube invece compare il secondo. 

A quest'ultimo hanno partecipato: Lucianna Argentino, Claudia Azzola, Massimo Bondioli, Paolo Borzi, Laura Cantelmo, Gabriella Galzio, Nino Iacovella, Nicola Labanca, Andrea Lanfranchi, Francesco Macciò, Rita Morandi, Lorenzo Mullon, Alessandra Paganardi, Adriana Perrotta, Julia Pikalova, Paolo Rabissi, Sebastiano Romano, Franco Romanò, Luisella Vèroli, Gabrio Vitali, Claudio Zanini.

Chiunque può rivedere la serata a questo link:  https://www.youtube.com/watch?v=xL-5s8lKaBY

Ovviamente abbiamo in mente altro, vi terremo informati.

lunedì 24 aprile 2023

Lettera di saluto di Franco e Paolo

 


Lettera di saluto di Franco e Paolo

 

Car* partecipanti all’impresa,

prima di tutto un grazie per la vostra disponibilità. Anche se con voi che siete coinvolt* direttamente abbiamo già parlato del progetto, vogliamo precisare meglio in questa lettera di che cosa si tratta.  

Il blog Diepicanuova fondato nel 2013 chiude i battenti. Però non scompare, sarà sempre visibile con tutta la ricchezza e anche la felice confusione dei tanti interventi pervenuti e delle serate di letture poetiche alla Liberia Franco Angeli alla Bicocca di Milano.

La novità è che una parte consistente del suo contenuto verrà trasformata in un libro, oppure un ebook, oppure entrambe le cose, con il titolo ‘Di epica nuova’.

Per arrivare a questo abbiamo anzitutto compiuto la scelta di circoscrivere alla poesia e alla critica a essa indirizzata il progetto di libro anche se nel blog hanno trovato spazio altre forme espressive. In particolare abbiamo deciso di lasciare al solo blog il dibattito - ricco ma decentrato rispetto al progetto generale – sull’attribuzione del premio Nobel della letteratura a Bob Dylan.  

Ciò che ancora più ci preme dire e fare è che, quando il tutto sarà portato a termine, vorremo organizzare eventi, presentazioni, scambi di idee. Naturalmente ci auguriamo che tutto questo possa esser fatto insieme a voi che avete già partecipato all’impresa e con altri interlocutori e interlocutrici possibili che incontreremo nel nostro percorso. Alcune idee per quanto riguarda la città di Milano le abbiamo già, così come per i contatti che abbiamo nelle reti social. Ogni proposta sarà preziosa in questo senso.

Il blog resta aperto a tutti coloro che siano ancora interessati a intervenire con righe critiche ma anche con propri versi.

 

Franco e Paolo.          








mercoledì 8 marzo 2023

Franco Romanò, inediti e non



Proponiamo i nuovi testi di Franco Romanò, perlopiù inediti, introdotti da una sua nota personale. Concludiamo così la rassegna finale di questo blog. Il quale resterà peraltro vivo per un'avventura diversa da quella iniziata nel dicembre del 2013 e che sta per concludersi con una iniziativa della quale terremo informati lettori e lettrici.

"I testi che seguono sono una minuscola antologia di testi da libri pubblicati e alcuni inediti. Un filo rosso che allude a quella che in questo libro abbiamo cercato di definire come epica nuova credo sia presente in tutto il mio percorso poetico, ma all’inizio del medesimo conviveva con altre suggestioni, ancora debitrici nei confronti della poesia lirica. Per questa ragione ho selezionato soltanto due testi dai primi libri pubblicati, dando maggiore importanza agli inediti. Fra questi la prime tre parti del poemetto finale Maremma, ancora in progress, come tutta l’intera sezione dal titolo Luoghi del cuore e di utopia, costituiranno la parte centrale di un libro che prima o poi sarà completato."

Da L’epoca e i giorni:

Viatico

 Le chiatte che sul Reno e la Mosella

scivolano lente e piatte, sembrano

dire fermati, non andare in fretta,

segui con noi la corrente del fiume

che lente ci porta alla nostra meta:

d'ogni legno conosciamo il peso

come un tempo i cavalli ogni pietra.

 
Noi lo guardammo insieme tutto questo

l'onda che s'increspa ne porta il segno

reclama a sé lo sguardo, lo trattiene e

schiaccia come quel carico pesante

che una fila di barche porta appresso

Oh poterle vedere quelle chiatte

risalire l'opposta direzione

vuote, intatte, pronte ad accogliere

di nuovo il nostro sguardo. Ma l'ansa è

lì che attende un'altra volta, lo scarto

minimo, così sembrava allora, un

semplice passaggio, ma nel salto

dal pontile qualcosa cadde in acqua

 
Neppure il tempo di voltarsi e già sul

treno che parte in fretta nella calca

delle mani che tremano festose

in mezzo alle bandiere di Franconia

tutto si mischia tutto si cancella,

la stazione toglie il fiume dalla vista

accelera il tempo lineare

corre via il convoglio verso

Coblenza, Mannheim, Mainz, Colonia…

 

 Da Veglia Europa:

 
1789-1989

La carta dei diritti

l'aldiqua luminoso

e poi l'assalto al cielo.

 
Il lampo centennale si spegne

annotta ed è il deserto

una polvere fine, invisibile

ha sommerso il sogno profano

la conoscono i passi dell'esodo

i millenni dell'oppressione.

I campi, le strade e le città

sono state la sua casa, ha fatto

paura ai potenti, trionfato e perso.

Il poeta della storia è un albatro

di nuovo ai ceppi imprigionato.

 
Scrivere un diverso statuto

sulla dura pietra di una fabbrica

richiedeva tempo e qualcosa di più

della fratellanza, del pane insieme

compagni...

                    ma tutto rodeva ai fianchi

del camminare goffo.

Ora in una gabbia che non ha sbarre

ma filosofie sofisticate e

insegne che piegano all'ignavia,

al nichilismo d'occasione

ai suoi poeti e falsi maestri narcisi

ad ali basse guarda la strada...

 
il sarto di Ulm continua a tornare

nei sogni, nel balenio improvviso

e risveglio dal sonno letale,

a dire che sì, si può

imparare a volare.

Lo abbiamo visto nella condizione

aurorale a ogni latitudine,

che fu un attimo

prima di nuove distruzioni.

Un diverso cammino,

a piedi in mezzo a una polvere che è

deserto e veleno, passo dell'esodo

e accampamenti

lontano dal cielo, nell'ora e nel qui

che stanno nella via di mezzo e noi

non più natura,

non ancora cultura

al passo claudicante di sempre.


INEDITI

Da: Le figure del dominio

Logistica 1

 Metaphoras hellenicas  è l'industria greca

dei trasporti, file di tir che depositano

le merci in magazzini sparsi nelle periferie.

A Milano sono in vie dai nomi fascinosi:

Dione Cassio, Isocrate, Procopio da Cesarea.

È un parallelepipedo in mezzo alla campagna.

Dal cortile un dedalo di porte, corridoi, antri

il magazzino dove uomini in smaglianti

tute rosse e bianche, stanno in piedi e urlano  

dai montacarichi, danno ordini ai radiotelefoni

si aggrumano intorno a pacchi e scatole di cartone.

I volti sono duri, sono i più picchiati

quando osano scioperare.

…....................................

“Qui lei non può entrare!” poi guarda fisso il mio piede

che ha varcato la soglia, il foglio me lo strappa

dalle mani e corre verso le tante discariche...

A Korogocho che significa  confusione,

i bambini si gettano nei liquami di Dandora,

la città  della spazzatura alza fumi al cielo

come preghiere al dio assente, le caverne sono

empori,  le gallerie case  e i bambini a volte

sembrano persino felici...

ma qui è tutto più pulito il magazzino  non ha

odore e gli involucri di cartone emanano

fragranze da libreria. Solo il rumore è assordante,

 un concerto di ferraglie e freni, soste improvvise

brusche ripartenze. Torna presto con il pacchetto

“Ma è una cinepresa ...”e il suo volto si scioglie

diviene  bambino fra nostalgia e dolore.

“Qui non si può filmare niente.”

Le mani si sfiorano e nel messaggio di segni

c’è un duplice passaggio di consegne ...

Parla e scrivi tu che puoi  disse l’anziana donna

ad Anna Achmatova nella fila in attesa di sapere

come lei, la sorte di un condannato…2

E la mano rimane sospesa, insegue

a distanza il pensiero; ma il tempo è breve

l’uomo corre verso altri cumuli di pacchi:

Milano, Nairobi, la condanna uguale, capitale.

 
Animali.

 Pinguini e orsi sanno

come si sta in comunità.

Commoventi nelle fogge, nel modo

di trattare i piccoli

hanno premure elementari.

Le femmine pinguino

vanno in cerca di cibo

tornano per sentieri accidentati,

i maschi covano le uova

se le femmine torneranno tardi

moriranno in molti. Gli orsi,

del gigante buono hanno tutto

e quelli bianchi una gioia semplice

di vivere. Giocano indisturbati

con il ghiaccio che si scioglie e

li ricaccia nel cuore del pak.

Che tutto intorno a loro crolli

è fato. Nessuno misura il danno,

sfuggono le loro vite al calcolo.

La morte individuale

è una sciagura per amici e cari

ma se si muore in molti

è solo materia per gli storici

statistica, numero potente

e forza calcolante di un congegno.

Per loro  la cui lingua è fatta

di acqua e fuoco aria e terra

è solo geroglifico e inganno

per noi animali senza coscienza

di specie, atomi, merci fra  merci.

 

Da Luoghi del cuore e d’utopia

 Verso sud: Calabrie

 Da questo mare e dai paesi alti

partirono in molti, uomini e donne

migranti. Ci veniamo d'estate e

nella casa labirinto si legge

Dante insieme al professore

si va in paese e si chiacchiera.

Tornano e hanno vite

da raccontare. La memoria

è saldare le mani

di padri e madri a quelle dei figli,

ma se si continua a partire

è nostalgia e solitudine.

 
“Ho combattuto in Vietnam ...”

 
È silenzio e sui volti sgomento...

e allora racconta di acquitrini

e mangrovie, di spiagge

bruciate dal fuoco, di case

incendiate, poi si ferma e si tace.

 
La notte di Hyde Park in centomila

e pochi giorni dopo

Johnson annunciava la fine

dei bombardamenti. Ci sembrò

di avere vinto una guerra

con mani di pace e aiutato

quel popolo dai grandi cappelli e

di volti bambini. Ma come dirlo

a chi là c'è stato e ha visto …

 
E tutto nasce da qui,

da questi muri che aveva dovuto

lasciare e ora resistono

alla furia del vento

come ali di una  folla silente.

Ora volano anche i bicchieri, le foglie

ci danzano intorno, sembra un presagio ...

Lui saluta e se ne va, noi

si rimane immobili, controvento.  


Latino Americhe: 

Lettera a Dino Campana

 Chissà s’era questo, Dino, il tuo porto strano

a Buenos Aires, di piccole barche e detriti.

La calle Caminito è alle sue spalle, l’avrai vista

se hai sentito ringhiare gli italiani, feroci

di miseria lungo la strada dei bordelli.

I tuoi occhi mi sembra di vederli, più pacati,

in pace con te stesso e il mondo, i piedi fermi

le mani meno protese alla difesa.

Forse i tuoi migliori anni  li hai trascorsi a Boca,

chissà se  ti piaceva il calcio, il Boca  c’era già.

…

Su questa terra hai vissuto più che scritto,

poche tracce tutte nei tuoi versi.

                                                   Chi vuoi che scriva

le biografie di carbonai e suonatori di triangolo

sulle navi, di gauchos  (sembra che tu abbia fatto pure questo.)…

 
L’errore, Dino, fu tornare: non era luogo

per te l’Italia. Quanto ti è costato lasciare

in quelle mani il libro. Come potevano capire

lui e l’altro? O forse capirono troppo,

ch’eri il più grande. Perdesti tutto un’altra volta

troppo disturbante la tua biografia

per professori di lettere,  non era tempo

di vite dedicate ad altro e dalle quali  il verso

sboccia arcano come un sovrappiù, il canto di chi

sa fare un po’ di tutto  ma è inadatto

a questo barnum  creato dagli dei o da nessuno.

Il ritorno fu il calvario. Qui qualcuno s’accorse 

del tuo passaggio. In questa terra di migranti

dove l’origine conta, ma non come radice,

hanno cominciato a leggerti e studiarti.

Quelli come te hanno il passo lungo e lento.

Buon giorno Dino nel nuovo mondo

quando il nostro sole finalmente tramonta:

è tempo di popoli giovani e poeti.

 
Maremma

1.

Dal treno risuona distorta la sequenza

delle stazioni. Si sa che la memoria è

selettiva, sorprende sentire la morsa

dell’oblio. Quando appare la Torre Mozza  

la scena ritorna amica, il treno rallenta

il filo si tesse a ritroso; ma il tempo

si prende i suoi diritti,  la movida indossa  

fogge diverse, per fughe amorose

e multicolori; ma la notte

adolescenti inquieti

inscenano guerre per bande:

il futuro  bifronte è arrivato anche qui.

Nel vecchio mercato coperto  

le luci sono sempre basse, un sortilegio

arresta gli orologi; eppure alla fine

quando si esce con l'agnello ben squadrato,

il pesce, il crudo tagliato al coltello, di nuovo

ritornano gli anni, i volti, gli aromi.

 
2.

La spiaggia è abbraccio che avvolge e spinge

i piedi a correre veloci, i mattini

sono gemme e il sole è forte alle otto.

L'acqua è una nicchia di onde che increspano

di manti preziosi la nudità delle amache,

le sedie, il cane assopito nell’ombra,

i bambini che giocano e nuotano.

Il vento fa risuonare fra i rami

l’eco di canti notturni, di feste …

Al tramonto i cavalli in fuga dai quadri

dei macchiaioli toscani erano miraggi …

Nei boschi più interni le miniere di ferro

e alabastro, i colori nobili mescolati

al fango. La miniera custodiva segreti

operai che difendevano in armi il lavoro:

era guerra e oggi è sgomento il suo ritorno.

 
3.

Cosa ricordare nel caos degli eventi?

Cos’è la storia? Qui gli umani vissero

prima che parola imponesse leggi scritte.

Il ferro  risuonava sulle incudini, il suono

faceva tremare  il canneto:

era lavoro e forgia,

arte covata nell’ombra dei gesti,

il bosco proteggeva e impauriva.

Questo è da ricordare ...

                                    Sono mai esistite

mani non ancora schiave? Uomini e donne

che tessevano lavoro senza aggettivi

esploravano e selezionavano erbe,

curavano il fuoco, non ancora sacro e

imprigionato dai sacerdoti, ma  sacro

solo perché fuoco e riscalda

come corpi in amore?

Qui la memoria vacilla, è polvere

e ipotesi sconfinanti nel sogno, eppure

sono quelle le mani da cercare

a cui rivolgersi in laica preghiera

in mezzo al deserto che ci circonda sì,

ma è deserto?…

 


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1 La discarica di Dandora a Nairobi è una vera e propria città nella città, creata dalle discariche abusive e che sono abitate da senza tetto e ultra poveri che vivono in mezzo ai rifiuti. La storia di questa comunità di disperati è stata raccontata anche da padre Alex Zanotelli che ha vissuto per anni con gli abitanti di Dandora.  

2 L’episodio cui mi riferisco è stato raccontato dalla stessa Anna Achmatova.